giovedì 10 giugno 2010

L'Italia che verrà -2

Ho preparato una mappa del nostro paese tra 40 anni....
seguono approfondimenti.


venerdì 21 maggio 2010

L'Italia che verrà

Prendo spunto dalla recente approvazione del federalismo demaniale per avviare una riflessione sul futuro del nostro paese. Mi ripeto e ripeto spesso che il disegno che sembra delinearsi nel combinato disposto delle intenzioni della Lega, del sostanziale assenso della sinistra e della connivenza delle regioni meridionali, e quello di un'Italia in un assetto pre-unitario quasi a cancellare 150 anni e più di storia.
Cos'è una nazione ? Un popolo, un territorio, una sovranità, una storia, un lingua, un ordinamento giuridico. Si potrebbe dissertare su ognuno di questi concetti per definire lo stato nazionale e molti hanno studiato come nascono le nazioni, le loro finalità, i loro meriti e demeriti. E' solo il caso di ricordare che i "padri della patria", i vari Mazzini, Garibaldi, Cavour ecc. non fossero proprio degli stupidi e che avessero più che valide ragioni per la costruzione dell'Italia unita, che non si limitavano al semplice desiderio di casa Savoia di ampliare i suoi domini, ma facevano riferimento ad una serie di condizioni che imponevano al nostro paese di trovare una sua struttura unitaria, una sua massa critica, in grado di dialogare alla pari con gli altri stati nazionali che si andavano via via assestando.
Del resto il territorio italiano è da sempre ben definito. Separato dal resto d'Europa a nord dalle Alpi ed altrove dal mare, l'Italia ha - anche geograficamente - una sua ragion d'essere.
Ma ormai questa idea sembra essere superata e nel nord del paese, sondaggi e risultati elettorali alla mano, il modello secessionista Leghista sembra aver preso il sopravvento e quindi nel futuro tutto sembra destinato a cambiare. Parlo di modello secessionista perché il faro che guida la politica della Lega è in fondo (il primo amore non si scorda mai) la secessione, nel senso di creazione di una nazione-stato distinto dal resto della penisola con il fiume Pò suo confine naturale a sud.
Questa ambizione è conseguenza di un percorso storico che ha visto, anche grazie all'unità d'Italia, attraverso l'industrializzazione e le favorevoli condizioni geografiche, la disponibilità di manodopera meridionale facilmente (anche se non immediatamente) integrabile, uno sviluppo economico particolarmente forte delle regioni del nord a fronte di un grande ritardo delle regioni del sud a prevalente vocazione agricola. Il paese vanta quindi un nord ricco e benestante che sopporta e supporta (così si dice) un sud povero ed arretrato che nonostante la generosità delle regioni ricche non riesce a sollevarsi dalla sua misera condizione.
Il bisogno delle regioni ricche di liberarsi di chi si avvantaggia di una condizione parassitaria è assolutamente ragionevole e quindi la secessione, la separazione, quell' ognuno per la sua strada che si dicono i coniugi dopo il divorzio, sembra essere del tutto comprensibile.
L'idea di secessione è ovviamente contrastata da chi invece - rifacendosi alla storia - vede nell'idea di aggregazione, nella forza del numero, dei vantaggi in grado di superare le differenze tra uomini, territori e risorse. Chi ha sognato e sogna un'Europa politicamente unita, un grande nazione Europea, non può che ritenere l'aspirazione all'autonomia, all'indipendenza, solo il retaggio di un antico passato - medioevale come approccio - che crede di saper e poter gestire il suo feudo anche in barba all'imperatore, grazie ad alte mura ed ad un "fedele" esercito di mercenari (non ha caso la Lega fa continuo riferimento ad un momento storico che è tardo-mediovale o pre-comunale, ovvero un periodo che ricorda la situazione attuale, territori ricchi che vogliono autogovernarsi ed affrancarsi dall'impero che parassita risorse).
Quindi sembra proprio che, mascherata da federalismo (che poi federalismo non è perché il federalismo è l'unione di più stati per fini comuni), assisteremo ad una secessione di fatto o meglio ad una "esplosione" del paese in 21 staterelli tenuti insieme da una "costituzione federale" che sarà la vecchia e amata costituzione italiana ampiamente riveduta e corretta.
Con il federalismo demaniale - il primo passo - la questione "territorio" sembra risolta in parte.
Ci saranno contenziosi in futuro, questo è certo, ma il fatto che la regione disponga di un proprio demanio, di propri beni pubblici, è un segnale molto forte. Il fatto che il Pò rimanga in qualche modo "extraterritoriale" in quanto "statale" ricorda non poco il regime di extraterritorialità che riguarda il Danubio, fiume su quale si affacciano più nazioni.
L'approccio regional-nazionale (come potremmo forse definire un regionalismo spinto, per certi aspetti xenofobo) sarà in futuro portatore di conflitti spesso irrisolvibili. Già oggi ne abbiamo un assaggio quando lo stato "centrale" emana norme, che in qualche modo riguardano l'autonomia (la sovranità) regionale, subito partono ricorsi alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzione, competenza, ecc.
Stabilire, non solo nelle materie concorrenti ma in tutta la sfera pubblica, dove arriva lo stato centrale e dove quello regionale diverrà via via più complesso.
Il federalismo fiscale, che dovrebbe concedere autonomia impositiva e responsabilizzare nell'utilizzo delle risorse, rischia di rivelarsi anche per le regioni più ricche un terribile boomerang.
La tassazione è una "imposizione" nel senso che un'autorità più forte "impone" il suo volere ed "esige" il versamento di somme per scopi vari e non sempre ben giustificati agli occhi del "tassato" (il termine contribuente è solo più elegante). Per far pagare le tasse occorre forza, si deve essere grandi e grossi e poter contare su amici ancora più forti (essenzialmente un esercito). Se qualcuno non intende pagare le tasse lo Stato ricorre alla forza per farle pagare o comunque interviene (è il caso del crimine organizzato) per impedire o interrompere attività svolte e flussi di denaro che sfuggano al suo controllo.
Come spera un'Amministrazione Regionale di combattere l'evasione, la criminalità affaristica, senza avere a disposizione dei funzionari, un piccolo esercito, in grado di intervenire. Tra l'altro dovendo evitare quei fenomeni di "sub-corruzione" che, nelle piccole comunità, sono più facili ed incontrollabili. In un piccolo paese, un vigile non è in grado di fare multe ai suoi concittadini (non è carino e non e simpatico) e si concentra sui forestieri. Per questo motivo i carabinieri di prima nomina non possono lavorare nei paesi di origine, la loro funzione di "soggetti terzi" ne risulterebbe sminuita; potrebbero avere un occhio di riguardo con i compagni di scuola.
Le Regioni dovranno affiancare alle strutture regionalizzate dell'attuale Agenzia delle Entrate un sistema di esazione del tutto simile a quello nazionale (Equitalia, Commissioni Tributarie, ecc.) ma regionalizzato se non vorranno che fare continuo ricorso allo Stato Centrale (con i suoi tempi). Uno Stato centrale tra l'altro sempre meno interessato a svolgere il ruolo del "cattivo conto terzi" e la cui centralità è e sarà continuamente messa in discussione.
Se per lo Stato centrale è difficile riscuotere le imposte per uno stato parcellizzato diverrà quasi impossibile e sarà costretto a far pagare di volta in volta i singoli servizi per garantire il funzionamento delle strutture pubbliche, con un venir meno di quei servizi totalmente pubblici che non è agevole sottoporre a tariffa (come la pulizia delle strade, la loro manutenzione, ecc.).
Un grosso passo indietro nella storia.
In Bulgaria, dove non navigano nell'oro ed il sistema fiscale non è del tutto funzionante (anche perché prima - con il comunismo - quasi non esisteva), la manutenzione dei marciapiedi è affidata ai negozianti con il risultato che i marciapiedi sono un patchwork assurdo di materiali (con qualche buca qua e la).
Ho paura che si finirà anche da noi, in qualche quartiere, a dover rinunciare del tutto ai marciapiedi.....

giovedì 6 maggio 2010

Il FederEGOISMO fiscale

Si parla tanto di federalismo fiscale come una riforma fondamentale del paese utile a tutti, nord e sud, ricchi e poveri, fessi e furbi.
Non è così. Il federalismo fiscale è solo un espediente per agevolare la "secessione di fatto" del paese in corso ormai da qualche anno.
Dimenticate le sofferenze della guerra (quanti sono ormai gli italiani che hanno vissuto l'ultima guerra.. sempre meno) la generazione del boom economico e i loro figli non hanno conservato quasi nulla di quella solidarietà che univa il paese uscito dal fascismo. Hanno dimenticato che i genitori (o i nonni) erano emigranti e che la loro ricchezza e la loro fortuna ha origini tra le arance della Sicilia, tra le pecore della Sardegna e - perché no - tra le mucche della maremma o in qualche malga sperduta in mezzo alle montagne del trentino (perché anche nelle zone più ricche i poveri e deboli non sono mai mancati). E così al diavolo la solidarietà, la ridistribuzione, la considerazione ed il rispetto per i più deboli, i soldi del nord devono rimanere al nord, il nord ne ha bisogno per la gente.
Che ci faranno con tutti questi soldi non si sa. Tutti dicono che al nord si vive bene, la sanità funziona, il lavoro abbonda, i soldi non mancano, il consumi lievitano. Punteranno forse ad avere strade lastricate d'oro, stipendi lussemburghesi, fuoriserie al posto delle utilitarie, mendicanti in livrea (solo se mendicati padani che elemosinano in lumbard.... ovviamente).
A me questo federalismo sembra solo una bella botta di egoismo nudo e crudo, gente ricca che vuole tutto per se e guai a chi si avvicina. Ho già molto e voglio avere ancora di più.... se non è egoismo... è avidità.

martedì 20 aprile 2010

La cenere e i dirigibili

La cenere di un vulcano dal nome illeggibile e impronunciabile ha riportato l'Europa per qualche giorno indietro di 100 anni. Mentre sulle distanze brevi e medie non ci sono stati problemi, su tutti i voli - o meglio sui viaggi - internazionali si è assistito alla paralisi.Mi viene da pensare c
he la dimensione "nazionale" sia collegata essenzialmente ai mezzi di comunicazione. Quando un posto diventa "troppo lontano" o comunque troppo faticoso da raggiungere questo diventa un'altra cosa, un'altro luogo, una terra straniera. La globalizzazione è essenzialmente merito (o colpa) dell'aereo. Andare da Bruxelles a Roma - senza l'aereo - diventa improvvisamente un viaggio impegnativo, ci devi pensare due volte prima di intraprenderlo.
Possiamo immaginare - oggi - un mondo senza l'aereo ? E' immaginabile un mondo a velocità ridotta, dove l'America torna a essere veramente lontana ?
Forse è il caso di iniziare a pensarci. Abbiamo moto, auto e treni elettrici. L'elettricità si può produrre in vario modo. Ma di aerei elettrici - a parte i modellini - non sembra proprio se ne parli. Ci sono dei prototipi ad energia solare ma sono solo delle grosse zanzare se paragonate ad un Boing 747 o al nuovissimo Airbus 380 da quasi 1000 posti.
Avremo forse nel futuro transatlantici a propulsione nucleare (come i sottomarini) ma di aerei che non utilizzino il cherosene ancora non abbiamo notizie. E il petrolio finirà. O costerà troppo.
Si capisce che ho tanta nostalgia per i dirigibili ?
Vi ricordate il gigantesco GoodYear che passava su Roma quando eravamo piccoli ?
Silenzioso. Quasi fermo. Doveva essere bellisimo viaggiare in quel modo.

venerdì 16 aprile 2010

Fantapolitica

Fini alla rottura con Berlusconi ?.. Vediamo un pò di fare qualche previsione per il futuro.
Fini - dopo il divorzio da Berlusconi - potrebbe decidere di ricostruire la vecchia DC con un'operazione temeraria ma realizzabile.
AN contiene - o conteneva - la destra DC (ala militare - stato) più il vecchio MSI (ala nostalgica-revisionista). La sinistra DC (cattocomunisti, cattolici francescani , cattolici poveri, idealisti in genere) oggi sono ben divisi tra PD e formazioni minori centriste. Forza Italia raccoglie gli ex trombati di tutti i vecchi partiti che sono risorti con Berlusconi quando sarebbero stati destinati all'oblio (e qualcuno forse al carcere.. cosi dicono Travaglio ed altri). La Lega non è un partito "tradizionale" ma piuttosto una gestione commissariale di parti del territorio e sono convinto che gli stessi leghisti (eletti ed elettori) sarebbero ben contenti di poter tornare o ad un ruolo più tranquillo - senza dover essere originali a tutti i costi - all'interno dei vecchi partiti.
Previsioni:
FINI fonda un nuovo partito sulla base delle sue forze attuali. Prende le distanze dagli estremisti di destra siglando preliminarmente un patto di non aggressione in sede parlamentare. Inizia un'attività di logoramento di Forza Italia con l'operazione "ritorno del figliol prodigo" che vede protagonisti parecchi personaggi. Previste cacciate plateali di traditori (alcune).
Nottetempo raccoglie attorno a se tutta la vecchia sinistra DC di fatto sposandone tutte le posizioni politiche, dalle riforme al fisco, ecc. e stipula un compromesso con il PD e con le forze minori oggi fuori dal parlamento per un ritorno al proporzionale puro in sede nazionale (massima rappresentatività) e per un maggioritario col doppio turno in sede locale (massima semplicità).
In cambio della cacciata di Berlusconi il PD (ex PCI) concorda per un governo para-istituzionale che vede l'appoggio esterno delle sinistre a quello che sarebbe in pratica un monocolore ex DC.
A questo punto si torna a parlare del futuro dell'Italia.

mercoledì 14 aprile 2010

Oggi parliamo di economia

Le notizie sulla crisi economica sono sempre più allarmanti. Mi piace - e mi gela il sangue - una frasetta molto di moda in questi giorni che suona più o meno così: "guardiamo i numeri! I numeri non sono ne di destra ne di sinistra ! I numeri ci dicono che...". Quello che segue - ovviamente - non è la lettura dei numeri ma un pensiero assolutamente di parte - di destra o di sinistra - dove il raffronto dei numeri è sempre "di comodo".
Quindi potremmo partire dall'assunto che, visto che occorre continuamente "invocare" i numeri, tutto il resto è pura fandonia. Ne conseguo che tutte le volte - e succede spessissimo - che si parla di economia senza numeri le nostre affermazioni sarebbero ascrivibili alla pura immaginazione o al sogno.
E' invece sono convinto che non è così.
Non è così perché in numeri in economia, parlo della macroeconomia, non sono mai sufficientemente rappresentativi della realtà. Esiste un salto enorme in economia tra la microeconomia che ragiona in termini di impresa, di bilancio famigliare, e la macroeconomia che ragiona in termini statistici di imprese e famiglie. Manca una logica intermedia che sia in grado di cogliere quelle sfumature che il PIL e le grandezze economiche non riescono a registrare.
Forse la soluzione potrebbe essere quella di affrontare il problema per categorie omogenee, strutturare una "economia per aggregati economici" forse per "corporazioni" se il termine non riportasse troppo a precedenti esperienze (mai abbastanza studiate).
Al'interno di questi gruppi omogenei la rappresentazione per grandezze macro (nuove grandezze tutte da inventare) potrebbe permettere una analisi più coerente e permetterebbe forse interventi "mirati".
In meccanica possiamo osservare un motore in vari modi. In un'ottica"macro" vediamo una cosa in cui mettiamo benzina, olio, acqua e ci tira fuori un certo numero di kilometri percorsi. Possiamo osservarlo - in un'ottica "micro" - nei suoi componenti e studiare il comportamento del singolo cuscinetto, il suo funzionamento, la sua usura. Il meccanico però, che è quello che deve capire quello che non va e far funzionare il motore, interviene su parti funzionali, su quelli che identifica come pezzi di ricambio, sulla batteria, la pompa, il radiatore, sugli "organi" del motore.
Proporrei per questo approccio il termine "economia organica" ne senso di economia degli organi economici (organi del sistema economico). La definizione di questi organi è tutta da studiare partendo dall'idea della "stessa barca". Un organo economico è un aggregato di soggetti che si trovano a veleggiare in identiche condizioni (lo stesso mare per tutti, lo stesso sole, lo stesso vento, la stessa meta, lo stesso carico, le stesse scorte di cibo) ed interessati collettivamente ed individualmente alla sopravvivenza ed in tal senso anche in concorrenza tra loro.

martedì 9 marzo 2010

Giustizialismo.... mmmh

  • Leggo spesso che Di Pietro viene definito un giustizialista e giornali come il Corriere o Il Sole ritengono questa condizione come uno dei motivi per i quali il PD non deve - o non dovrebbe - seguire l'Italia dei Valori nelle sue battaglie.

    Su internet, sul Sabatini-Colletti trovo:


    giustizialismo [giu-sti-zia-lì-smo] s.m.

    1 Teoria e pratica politica del governo del presidente argentino J.D. Perón (1895-1974), che univa populismo e autoritarismo

  • 2 Con valore polemico, atteggiamento di chi appoggia senza riserve l'azione della magistratura contro la corruzione, anche a scapito delle garanzie individuali del cittadino


    Prese per buone queste definizioni la prima non mi sembra appropriata ne per Di Pietro ne per il PD, anche perchè l'atteggiamento "Peronista" è quello che si attribuisce "all'uomo solo al comando" - Peron appunto - e quindi si potrebbe dare del "giustizialista" ad altri.

    La seconda, che come dice la definizione ha appunto valore polemico, a me tutto sommato non dispiace se non per la parte "anche a scapito delle garanzie individuali del cittadino".

    Quest'ultima parte - o meglio il suo contrario -è un'altro appellativo polemico attribuito alla sinistra che invece è all'opposto "garantista" tutte le volte che proprio sul cittadino cerca di tutelare i diritti dell'imputato -anche colpevole - a scapito delle forme di "giustizia sommaria" spesso invocata dalle masse per fatti di sangue o anche solo per i crimini comuni degli extracomunitari.

    Vedo anche questa volta confermato che le posizioni del PdL si dimostrano quanto mai a geometria variabile per cui gli avversari sono giustizialisti se si parla dei reati dei "ricchi" (corruzione, falso, ecc.) ma di contro garantisti sui reati dei poveri. La destra è invece all'opposto giustizialista con i poveri e garantista con i ricchi.

    Il PdL è riuscito in questi anni a far fare enormi passi indietro al paese in termini politici.

    L'Italia nel dopoguerra era il paese di Don Camillo e Peppone, dove due visioni diverse si scontravano in termini generali sul futuro del paese, visioni diverse ma comunque articolate, complesse, trasversali, che immaginavano entrambe un futuro migliore per l'intero paese e per le classi sociali in termini dinamici.

    Forse le disgrazie della guerra che avevano colpito a tutti i livelli rendevano gli uomini consapevoli di quanto tutto fosse alla fine precario e solo l'impegno ed il lavoro come anche la solidarietà ed il rispetto fossero il minimo comune denominatore di un grande paese.

    Oggi tutto è ridotto ad una disputa tra patrizi e plebei.


martedì 28 luglio 2009

Un cane randagio

Vaivaivai! - … miiiiiiiii…sss…s…tu..tunk. - Appena in tempo! Tutto a posto ? Vieni vicino. Scusi signora, fa passare il bambino… attento allo zaino.. grazie.. attento.. scusi. – Meno male queste metro nuove. Si respira. Accalcati ma si respira. O guarda che fortuna ci sono dei posti vuoti. Ommammamia ma cos’è. E’ terribile. Che puzza. Che fetore.
Su un sedile, mezzo addormentato, un barbone sporco come uno straccio sporco se ne sta circondato da una sorta di scudo protettivo che allontana tutto e tutti. La gente si accalca nel tentativo di aumentare la distanza tra se e la bomba batteriologica dormiente. In un vagone bello affolato… il vuoto.
Ma come si fa a puzzare così. I peggiori odori si accavallano e si rincorrono nel vagone. Prima arriva il sudore rancido, appiccicoso, poi le zaffate di piscio, vino a tratti, ma il vomito sopraggiunge tosto.
La metro rallenta, accelera, rallenta, e il movimento sposta avanti e indietro l’onda fetida. Quella signora di spalle si porta la mano al volto e si tura il naso. Il signore alto allunga il collo verso le griglie in cerca di aria respirabile. Un ragazzo piega la sua copia di City e se l’appoggia sul naso come improbabile maschera antigas. Un’altra signora si appoggia con la testa contro il braccio appeso alla sbarra ed infila il naso sotto l’ascella alla ricerca del proprio deodorante, forse utile antidoto.
La dimensione dell’area “off limits” si amplia sempre più fino a che non si aprono le porte. Arriva un po’ di gente. I primi ad entrare nel vedere i posti vuoti accennano ad un sorriso, il biondino con uno scatto poggia le chiappe su uno dei sedili liberi accanto al barbone. Mai felicità fu più breve. Il tempo di un semplice respiro e il sorriso si trasforma in sgomento, gli occhi si spalancano ed una smorfia di disgusto deforma il volto, un istante dopo ,incrociando gli sguardi degli altri, comprende la situazione e cerca riparo tra i dannati della prima linea, quei poveretti che, ormai prossimi alla loro fermata, hanno preferito resistere sul fronte piuttosto che cercare riparo (respiro) in altri vagoni.
Tu.. tunk… sssss…. - Dai muoviti scendi. Attento alla signora. Andiamo sbrigati. - Meno male erano solo tre fermate. - O..a.. papà. M’hai sentito quanto puzzava.. quello? - Eh si che ho sentito, me stava avvenì da vomità, memo male che siamo arrivati. – Ma perché puzza così ? – Beh, perché non si lava ovvio. – E perché non si lava ? – Mah, l’hai visto, forse dorme sotto i ponti, non ha una casa, è solo, senza soldi.-
Già, perché non si lava ? Eppure mi ricordo bene che a Colle Oppio la mattina quelli che dormivano nel parco facevano la fila alla fontanella. Qualcuno si faceva la barba, altri si lavavano i vestiti; l’igiene intima poteva essere un problema, ma con il buio non è che avessero difficoltà a togliersi i pantaloni. Poi di vestiti, anche vecchi ma in buono stato, sono piene tutte le parrocchie. Una giacca , delle camicie, un paio di pantaloni non è difficile trovarli.
Allora penso che forse lo sporco è una scelta. Una scelta estrema. Sentirsi un rifiuto e voler diventare un rifiuto, fino in fondo. Una sorta di pattumiera ambulante non più in grado neanche di chiedere o accettare un aiuto, un elemosina. Un congedo volontario dal consesso umano ed il tentativo di assomigliare ad un cane, ad un randagio libero di rovistare tra i rifiuti nell’indifferenza e tenendo tutti a debita distanza.
Allora chissà, forse, quel barbone addormentato sogna di essere un cane che corre felice in riva al mare abbaiando ai gabbiani.

giovedì 2 luglio 2009

Qualche idea per il prossimo segretario del PD

La prima cosa da fare è "fare pace con il cervello" e mettere un pò d'ordine.
In un cassetto vanno tutti gli "ideali", le "visioni", gli obiettivi a lungo termine senza i quali tutto il resto è pura amministrazione condominiale.
Poi in un'altro cassetto mettiamo le "emergenze"...e ce ne sono pure troppe. Queste vanno risolte con proposte estremamente concrete... (ci tengo a sottolineare che la Lega dispone solo di questo cassetto e ci sono dentro immigrati, sicureessa e meno tasse al nord).
Poi c'è il cassetto "da fare subito", qui ci metterei le lenzuolate e quelle cose alla fine "facili" (facili a dirsi in realtà.. ma poi.. i taxi insegnano).
Poi c'è il casetto "funzionamento e manutenzione" e ci vanno tutte le questioni sulla "governance" del paese federalismo-bicameralismo-costutuzion-leggeelettorale-ecc..
Poi c'è il cassetto "potere" che il cassetto più delicato e fa riferimento a come gestire-conservare-distribuire-redistribuire ricchezza e potere. Quest'ultimo cassetto è il cassetto che il B. preferisce. E' un cassetto importantissimo che la durante la prima repubblica è stato sapientemente gestito dalla DC e da tutti gli altri partiti con il mutuo riconoscimento alla partecipazione alla vita del paese (anche di chi forse sarebbe stato meglio allontanare con maggiore forza...).
L'approccio dovrebbe essere partecipativo e non competitivo. Checchè se ne dica nonostante i continui cambi di governo della prima repubblica i paese è cresciuto sicuramente di più all'epoca che ora che con questi governi "quinquiennali" la cui visione -miope- è per il bene della propria "parte" e non dell'intero paese.

martedì 5 maggio 2009

Tra moglie e marito

E’ il caso di prendere spunto dalla vicissitudini familiari del nostro Presidente del Consiglio per affrontare un tema di grande importanza per la politica: il confine tra pubblico e privato. La prima domanda da porsi è se esiste veramente un confine tra la due sfere, o se piuttosto tra la vita pubblica e la vita privata non vi sia soluzione di continuità e l’unica separazione è qualche volta solo fisica, costituita dalla schermatura delle pareti domestiche, il pubblico fuori ed il privato dentro.

Spesso qualche personaggio apre le porte della sua abitazione alla stampa e rende pubblico una parte del suo privato; questa sua “apertura” è più o meno ampia a seconda dei casi, dettata della convenienza del momento. Anche le situazioni personali, le malattie, gli orientamenti sessuali (sicuramente “dati sensibili”, tutelati dalla legge) vengono in certi casi, per vari motivi, resi pubblici.

La distinzione tra pubblico e privato probabilmente è la distinzione tra quello che è inevitabile o opportuno sia di pubblico dominio e quello che voglio resti a conoscenza di una ristretta o ristrettissima cerchia. Come i “dati sensibili” anche le informazioni “private” sono notizie che, per una serie di motivi molto complessi, sono in grado di alterare e in certi casi pregiudicare l’opinione degli altri. Chi fa vita pubblica rende manifeste le sue attività pubbliche e decide poi se tutelare (o ostentare) per quanto possibile la sua sfera privata e familiare.

In passato si preferiva in genere non sottoporre al giudizio altrui il proprio menage familiare; oggi la politica-immagine impone una maggiore trasparenza e, se si ostenta il successo familiare (la moglie, i figli) per ottenere il consenso, allo stesso modo i fallimenti - che si verrebbero conservare nella sfera “privata” - diventano di dominio pubblico e vengono sottoposti al giudizio collettivo.

Negli Stati Uniti il Presidente non ha di fatto una sfera privata. Ogni fatto della sua vita presente e passata è pubblicato e sottoposto al giudizio degli americani. Ogni sua scelta (anche il cane) è analizzata e giudicata allo stesso modo in cui si giudica il vicino che veste male, e tiene alto il volume della televisione e magari rincasa sempre tardi (e vorrebbe pure essere eletto amministratore del condominio). Il giudizio sull’uomo, sulle sue capacità, sulle sue peculiarità, è un giudizio a tuttotondo, che coglie ogni sfaccettatura.

Nel nostro paese nascondere difetti, vizi, errori, fallimenti, origini familiari, rientra in quella dicotomia tra essere e apparire che purtroppo è conseguenza da un lato da un atteggiamento protettivo della famiglia italiana che “lava i panni sporchi in casa” e dall’altro da una propensione voyeuristica che ne costituisce una contro-reazione.

Oggi il Presidente Berlusconi subisce le conseguenze delle sue scelte, ha utilizzato a suo tempo i suoi successi imprenditoriali e familiari per costruire la sua carriera politica, ha reso la politica più immagine che contenuti, ed oggi tra lui e la sua signora si ritrova tutto il paese, che vorrà capire, giudicare, valutare. Il leader, il capo indiscusso, non ha “privato”. Come riferimento unico e concentrazione del potere è spesso “pubblico” in tutte le sue manifestazioni . Il Partito Democratico effettivamente manca di un leader con tali caratteristiche, con ogni probabilità perché nessuno è disposto a rischiare di coinvolgere familiari ed affetti in quello che diventerebbe uno scontro più “personale” che politico. L’unica speranza , a breve, è che il Presidente Berlusconi, così come l’ha costruita nel “privato”, autodistrugga “privatamente” la sua leadership e si torni da uno scontro tra “personaggi” ad uno scontro tra idee…con una “separazione per colpa" mi sembra sulla buona strada.