mercoledì 15 dicembre 2010

Ragionamenti del secondo ordine. Il terzo polo vince la corrida.


In alcuni studi di meccanica ma anche in altre materie si parla di "effetti del secondo ordine". Si tratta di studi effettuati con formule matematiche più complesse, che vanno al di là di un ragionamento semplicemente lineare di proporzionalità sulla causa-effetto, arrivando a spiegare meglio determinati fenomeni.
Facciamo quindi un ragionamento più approfondito, più articolato. In un ragionamento "semplice" Fini ha sfidato Berlusconi con l'intento di piegarlo ai suoi voleri o comunque di disarcionarlo dalla guida del Governo. Berlusconi ha quindi semplicemente, con ogni mezzo, fatto in modo di riuscire vincitore da questa sfida teoricamente salvando la poltrona e dimostrando di essere "più forte" o comunque in grado di recuperare attorno a se consenso.
Ma facciamo un passo indietro. Ci ricordiamo che a fine estate, a settembre, qualcuno aveva ipotizzato elezioni entro Natale per sfruttare la posizione di forza del Governo e quella di debolezza dei fuoriusciti Finiani in quel momento solo un gruppuscolo senza le idee chiare. Fini, in quel momento ancora al Governo, costrinse Berlusconi a presentarsi in parlamento con cinque punti sui quali Fini e i suoi confermarono la fiducia facendo passare il treno delle elezioni pre-natalizie.
Certi di aver rimandato il voto a tempi più convenienti ecco organizzare prima FLI e poi il terzo polo che a questo punto, allontanate le elezioni di qualche mese, può avviare le manovre per la prossima campagna elettorale.
Primo atto di questa operazione è stata la "sortita" del voto di sfiducia del 14 dicembre scorso, un primo esperimento, un giro di prova, un azzardo se vogliamo, per andare a vedere le carte. Una sventolata di capote (il drappo) davanti agli occhi del toro. Un colpo del picador che non uccide ma irrita e allo stesso tempo indebolisce il toro.
Certo l'obiettivo palese è sembrato quello di far vedere la debolezza numerica di Berlusconi, ma l'obiettivo nascosto, il secondo ordine, era quello di prendere le misure. Il ragionamento del primo ordine portava in teoria ad un governo tecnico, di responsabilità nazionale, assolutamente irrealizzabile con l'attuale compagine parlamentare, e comunque qualsiasi governo tecnico non sarebbe stato in grado di cambiare la legge elettorale per l'impossibilità di farla comunque passare in Senato, dove il PdL e la Lega danno le carte. Anche se ieri fosse stato sconfitto Berlusconi sarebbe comunque restato in sella per diversi mesi in pratica nelle stesse condizioni attuali, dopo aver ottenuto solo una vittoria di misura (perché un governo dimissionario o un governo senza una vera maggioranza sono in pratica la stessa cosa). Certo si sarebbero potuti un pochino accelerare i tempi ma non se ne può essere sicuri.
L'analisi del secondo ordine porta invece a pensare che è bene che Berlusconi continui a governare, e a governare in tempi difficili, accumulando su di se fallimenti, problemi, provvedimenti tampone, scandali; senza avere la forza però di fare troppi danni. Inoltre le campagne elettorali quando si è al governo sono molto più difficili da portare avanti. Il toro corre a destra a sinistra e si stanca; la corrida deve durare a lungo per avere l'attenzione de conquistare gli applausi del pubblico.
Nel frattempo il terzo polo si consolida, anche perdendo qualche pezzo. L'uscita di alcuni da FLI (i tre fulminati sulla via di Damasco) rafforza in realtà la posizione di chi rimane, depura il nuovo partito dagli opportunisti del momento che saltano da un carro del vincitore all'altro, privi di una visione di luongo respiro, gente di cui nessuno ha bisogno.
Ho ragione di credere, o forse sperare, che Fini, Rutelli e Casini abbiano già stretto un solido patto finalizzato all'assalto alle spoglie di Forza Italia una volta caduto Berlusconi. Perché Berlusconi cadrà, prima o poi, il tempo gli è avversario nonostante i progressi della medicina e tutti i rinvii giudiziari.
L'importante è tenere le distanze, questo Casini lo fa intelligentemente da più tempo, e continuerà a farlo per presentarsi al suo elettorato privo di colpe, più bianco della neve si potrebbe dire.
Un terzo polo moderato, compatto, privo di problemi giudiziari, più volte "testato" nell'arena (in aula) nelle prossime settimane, dove si troverà a giocare con il governo come il torero con il toro, agitando il drappo rosso e piazzando le sue banderillas per assestare solo alla fine, alle elezioni, il colpo finale.

venerdì 10 dicembre 2010

La compravendità




Mi sa
che il Berlusca
ce la fa
non casca
per una testa
s'attesta
e resta
qua
chissà
quale altra testa
cader farà.

giovedì 25 novembre 2010

14 Dicembre 2010 - Gioventù bruciata

C'è un film con James Dean, "Gioventù bruciata" nel quale in una scena si tiene la chicken run, una corsa in auto che si svolge di notte su un rettilineo che termina sull'orlo di un precipizio: vince chi, lanciato a folle velocità, smonta per ultimo dall'auto in corsa prima di precipitare nel burrone. Nel film la corsa finisce male come ci si deve attendere.
Mi sembra che questa corsa verso il voto di fiducia del prossimo 14 dicembre contenga delle forti similitudini con la chicken run, vince chi salta per ultimo. L'ultimo a saltare è quello che potrà dire "vedete, è colpa loro, io sono il più forte ed il più coraggioso disposto ad andare comunque avanti. Berlusconi, da molti invitato (salta ! salta!) non ne vuole sapere di dimettersi, anzi, dice a Fini: "salta tu! Dimettiti".
Le automobili, rubate, (bella questa) sono il paese. Il voto di fiducia è il salto nel vuoto (letteralmente il salto nel vuoto per il paese).
Se il 14 dicembre i finiani votano contro e il Governo perde la fiducia l'ultimo ad abbandonare l'auto è Berlusconi che può subito avviare una bella campagna elettorale "vittimistica". Se i finiani ci ripensano e all'ultimo e votano a favore e come se loro vettura inchiodasse lontano dal burrone, quasi a voler salvare l'automobile (il paese), lasciano quindi la vittoria a Berlusconi che a questo punto è vincente anche se l'auto (sempre il paese) continua la sua corsa nel vuoto.
Ci potrebbe essere la possibilità che l'intervento di altri sia in grado di cambiare la storia. L'intervento dell'UDC a supporto del Governo potrebbe chiudere Fini ed i suoi dentro l'auto e farli precipitare nel burrone.
Allo stesso modo la Lega, stanca di queste teste calde e decisa a chiudere la questione, potrebbe comunque, negando la fiducia nonostante i ripensamenti di Fini, buttare i conducenti nel burrone con lo scopo di rubargli le auto alle prossime elezioni.
In questo film le auto fanno sempre una brutta fine. Il pubblico (perché nel film ci sono gli spettatori, le ragazze che urlano) sta a guardare.
Dobbiamo trovare un modo di salvare questa gioventù bruciata che passa il tempo ad ubriacarsi ed a distruggere auto.

mercoledì 10 novembre 2010

ITALIA 2050 - Qualcuno faccia in modo che questo non accada

E' finito !
C'è l'ho fatta !
Il mio saggio semiserio sul nostro futuro visto tra quarant'anni è chiuso ed in stampa.
E' stata dura ma alla fine sono riuscito a mettere su qualcosa di abbastanza convincente. Nessuno di quelli che lo hanno letto (i miei correttori, suggeritori, che ringrazio vivissimamente) mi è sembrato troppo dispiaciuto o distrutto dallo sforzo.
Nessuno troppo entusiasta ma nemmeno scocciato. Ho ricevuto
anche qualche apprezzamento spero non dettato dal buon cuore.

Le carte sono state particolarmente apprezzate e c'è nel testo qualche trovata simpatica come sempre avviene quando uno volutamente esagera.

Per chi fosse interessato l'ho messo in vendita su


E' un pochino caro perché l'interno è stampato a colori.
Lo potrei, volendo, mettere in distribuzione tramite LaFeltrinelli ma verrebbe a costare ancora di più.

martedì 19 ottobre 2010

Lo zio di Sarah 3 - CENTRO !!!

LE AZZECCO TUTTE !!

(rif. post precedente)


da REPUBBLICA DEL 20-10-2010

IL DELITTO DI AVETRANA

"Lo zio Michele dormiva
mentre Sarah veniva uccisa"

Nuova ipotesi dei pm sul ruolo di Sabrina: "Mentre lei litigava con la cugina, il padre era a letto". I Ris: sul telefonino della ragazza uccisa le impronte di più persone. Ombre su Cosima, forse sapeva

lunedì 18 ottobre 2010

Lo zio di Sarah 2

A dimostrazione del fatto che uno dei rischi più grandi della pena di morte è che non risulta difficile far fuori la persona sbagliata, a distanza di pochi giorni si scopre che lo zio della povera Sarah, che molti avrebbero all'istante eliminato dalla faccia della terra, con ogni probabilità ha un ruolo probabilmente secondario in tutta la vicenda.
Se le cose vanno come sembra alla fine del processo l'unica responsabilità per il "mostro", tolto di mezzo anche il vilipendio, sarà solo l'occultamento di cadavere ed il favoreggiamento che però, trattandosi della figlia, temo che neppure sia perseguibile.
Pero il "mostro" esiste, ed a questo punto è la cugina Sabrina.
Fredda, sfacciata, volitiva, decisa, determinata, anche coraggiosa.
Probabilmente il suo è il profilo (si sente che vedo Criminal Minds :-) ) di un boss della mafia, un padrino. Il padre Michele è solo un succube devoto picciotto a cui spetta, poverino, il compito di "fare pulizia" a cose fatte. Ed è lui il pentito, l'infame che non ha retto e, pieno di rimorsi, si è trasformato, alla fine, in un collaboratore di giustizia.
Inizio a pensare che è sempre bene diffidare dalle persone come Sabrina, troppo, troppo sicure di sé.

venerdì 8 ottobre 2010

Pena di morte per lo zio di Sarah ?

Colgo l'occasione del terribile epilogo della storia della povera Sarah Scazzi per una riflessione. In rete ho osservato che si è subito accesa la discussione su cosa farne adesso dello zio orco.
C'è chi suggerisce di spingerlo al suicidio, chi lo vorrebbe lasciar linciare dalla folla, e via dicendo. Qualche deficiente, ho letto, ha pure pensato di creare un fan club del mostro su FB (che spiritosi, che umorismo), che è stato ovviamente subito chiuso dalla polizia postale... come è noto la madre dei cretini è sempre incinta.
Fatti così gravi riaccendono sempre le diatribe sull'opportunità, in certi casi, di fare ricorso alla pena di morte. In realtà si tratta, a mio giudizio, di un falso problema non essendo la pena di morte sempre adatta a regolare i conti.
In una visione medioevale, molto religiosa, la pena di morte ha funzioni "espiatorie". E' stato commesso un reato gravissimo per il quale è scontata la dannazione eterna e solo il pentimento e l'anticipato ricongiungimento con il Creatore può considerarsi una soluzione adeguata (la Chiesa ha tagliato teste per secoli seguendo questo principio). In quest'ottica la pena di morte suona quasi come un'opera meritoria finalizzata a salvare un'anima disperata.
Dal punto di vista di molti contemporanei, per i quali la morte rappresenta solo la fine delle vita, ovvero il suo "accorciamento", la pena di morte assume aspetti compensativi (non sapendo come farti ripagare i danni ti privo della vita che ti resta, probabilmente il tuo unico bene, ammesso che valga qualche cosa). L'ergastolo che è ritenuta una pena inferiore rispetto alla morte, ma forse non lo è, ha invece lo scopo di privare di valore la vita, vita che da recluso in carcere perde molto del suo significato (cfr. http://urladalsilenzio.wordpress.com/ il blog degli ergastolani).
E' mia convinzione che il sistema delle pene dovrebbe spostare l'attenzione dal reato al reo.
Il codice analizza i reati e poi valuta per graduare la pena (aggravanti e attenuanti) una serie di condizioni al contorno tra cui, ma solo tra le altre, le condizioni individuali del reo.
Per certi individui la pena, qualsiasi essa sia, potrebbe spesso non costituire alcun deterrente.
Alle anime perse, individui che per fatti personali, per cultura, per condizioni familiari, a causa a volte di una malattia, perdono il significato della propria vita, il carcere, ma anche la morte, appare come un rischio assolutamente accettabile.
Il trade off tra la soddisfazione di un bisogno, malato e perverso che sia, soddisfazione questa ottenibile a danno di altri (e qui ecco il reato, il dolo), e il rischio di una qualsiasi pena, porta gli individui che hanno poco o nulla da perdere a commettere le più grandi aberrazioni. E' questo il caso dei pluriomicidi, dei killer della mafia, dei balordi della criminalità organizzata per i quali, leggasi l'ottimo Saviano in Gomorra, la morte violenta è data quasi per scontata come contropartita di attimi di piacere, di donne ed auto da corsa.
Ma non è questo il caso.
Lo zio della povera Sarah voleva soddisfare un bisogno perverso, dare seguito ad una sua immaginazione (questo apre il fronte a questioni sull'educazione alla sessualità su cui soprassiedo), ed il rifiuto netto aveva improvvisamente trasformato il suo approccio in un reato, inizialmente piccolo (molestie), che lo avrebbe visto prima denunciato ai familiari e poi allontanato dalla famiglia, il tutto sotto gli occhi scandalizzati dei suoi compaesani.
Un individuo del genere, per quello che ho potuto capire dal ritratto ricavabile attraverso i giornali, ha visto terminare la sua vita in quell'istante; se la nipote lo avesse denunciato la sua già povera vita - nella sua mente - non sarebbe valsa più nulla o quasi. Allora ha ucciso la nipote per "salvarsi". Avrà pensato "o io o lei" e - ed è questo che è la parte più terribile - ha scelto "è meglio lei". E tutto il resto segue in maniera quasi automatica, per certi versi vendicativa, probabilmente con un idea fissa nel cervello: "'sta pu.. mi voleva denunciare... mi voleva denunciare.. mi voleva denunciare".
Poi dopo pochi giorni, quando sono iniziate le ricerche e la fotografia della nipote è apparsa in ogni dove come un fantasma dall'aldilà, deve aver recuperato un minimo di consapevolezza e nel rivalutare quel "o io o lei" si deve essere accorto della sproporzione delle grandezze a confronto ed è stato sopraffatto dal rimorso.
Ritengo in questo caso che la pena di morte, alla quale non sono del tutto contrario, visto il soggetto, potrebbe costituire solo uno sconto di pena.
La pena giusta è il prolungamento indefinito di quello che sta già scontando da qualche settimana, deve avere costantemente di fronte, senza però potervisi sottrarre, l'immagine della nipote morta e degli specchi perché quel "o io o lei" - l'attimo in cui la vita di tutti e due è terminata - gli torni costantemente davanti.
Non ci dovrebbe mettere molto ad impazzire.



giovedì 16 settembre 2010

Monnezza. Come cominciare male la giornata

Questa va subito raccontata . Questa mattina, ore 7:00, pronto per uscire (mancava solo la giacca) mi dirigo in cucina per dare esecuzione all'ordine della consorte impartitomi prima di uscire presto: "ricordati di buttare la mondezza". Arrivo di fronte al secchio e noto che questo è particolarmente pieno. Faccio per sollevare la busta prendendola su due lati e mi accorgo che la busta sale mentre il contenuto tende a sprofondare all'intern0: - Cazzarola - penso - la busta è sfondata ! - Ma l'ingegnere non si perde d'animo e, recuperato il rotolo delle buste di plastica, srotolo veloce un'altra busta (uno strraap e via) e la colloco al rovescio sul secchio coprendo l'imboccatura della vecchia busta con l'intento di rovesciare con un movimento rapido tutto il contenuto del secchio nella nuova busta. Tragedia ! In realtà la busta nel secchio non era rotta.. era difettosa! E anche quella dopo nel rotolo aveva lo stesso difetto, non era sigillata in fondo, in pratica un tubo! Giuro, con il mio rapido movimento, HO RIEMPITO IL PAVIMENTO DELLA CUCINA ! Evito i dettagli (vasetti di yogurt, fusilli, un finocchio, bucce di pesca, ecc.ecc.) ma ho dovuto recuperare un'altra busta e, una volta verificato che questa non fosse difettosa, raccogliere il tutto a mano e procedere, consumando una quantità industriale di scottex a raccogliere il percolato fetido che tra l'altro aveva sporcato tutto il contenitore (ormai un puzzolente cassonetto domestico).. terribileeee!

lunedì 13 settembre 2010

L'Italia che verrà

Sto lavorando a L'Italia che verrà trasformandolo in una piccola pubblicazione. Sto riprendendo i testi del blog cercando di arrivare ad un testo coordinato e grammaticalmente accettabile. Non sta venendo male.. però che fatica !
Ma come fa certa gente a riempire pagine e pagine di storie ?.. Autori come Stephen King, o John Grisham, per me, fanno di sicuro lavorare altri al loro posto...

mercoledì 21 luglio 2010

L'Italia che verrà - 6 - La Repubblica Federale Italica

La riforma costituzionale del 2035 aveva nei fatti smembrato il paese lasciando alla Repubblica Federale Italica definita nella riforma costituzionale federale del 2020 solo i territori dell'appennino centrale e l'area metropolitana della capitale. Le regioni Umbria, Marche, Abruzzo e Molise erano rimaste integralmente parte della Repubblica mentre l'Emilia Romagna si era trovata divisa in due. L'appenino romagnolo - la Romagna - era rimasta in qualche modo fedele allo stato federale mentre i comuni dell'Emilia nella crisi del 2028 (tra l'altro con problemi all'interno delle amministrazioni provinciali) avevano per lo più optato per l'adesione alla Libera Unione delle Province Padane. L'amministrazione regionale con sede a Bologna dovette affrontare il problema della divisione all'interno del suo territorio risolvendolo in maniera quanto mai fantasiosa. Tutta la regione Emilia Romagna rimaneva parte della Repubblica Federale Italica ma i Comuni dell'Emilia godevano di uno speciale regime di extraterritorialità per il quale tutte le attività amministrative "ordinarie" erano riconducibili alla libera unione delle Province Lombarde (commercio, anagrafe, sanità, ecc.) mentre la gestione delle grandi infrastrutture e delle relazioni internazionali era rimasta nelle mani dell'Amministrazione Regionale che rimaneva comunque regione federata della Repubblica alla quale veniva riconosciuta comunque la gestione della difesa e della giustizia e gli introiti di un sistema di dazi e di pedaggi che era stato imposto al momento della secessione delle province del Nord. I territori dell'Emilia divennero quindi una sorta di strano protettorato della Repubblica Federale con forti legami con la Libera Unione delle Province Lombarde. Questa condizione si trasformò in breve in una fiscalità di vantaggio in quanto il sistema dei dazi e dei pedaggi ricadeva essenzialmente sulle imprese e i lavoratori dell'area lombarda con la conseguenza che la Transpadania divenne rapidamente una sorta di paradiso fiscale dove molti reati di natura tributaria non erano nemmeno perseguiti. La città di Bologna dove aveva sede l'amministrazione regionale federata accolse al suo interno anche le strutture amministrative dei comuni della transpadania (che altro non erano che le strutture dell'amministrazione provinciale di Bologna riconvertite ad amministrazione dei comuni transpadani). La coesistenza all'interno della città delle due strutture e quindi del personale delle due amministrazioni (ma anche alcune strutture dell'università e molte scuole superiori ed un ospedale erano rimasti sotto l'amministrazione ex provinciale) comportava la coesistenza di regimi giuridici diversi tra i cittadini della Repubblica Federale e e quelli della Transpadania i quali in generale erano tenuti al rispetto della normativa della Libera Unione. La città di Bologna divenne quindi già dal 2030 un territorio in cui si riconosceva la doppia cittadinanza dei residenti che dovevano osservare la più restrittiva tra le normative applicabili ma potevano godere dei servizi di entrambe le amministrazioni li dove fossero ancora presenti delle duplicazioni. Per esempio la libera Unione delle Province (poi Longobardia dal 2035) aveva vietato sia i matrimoni gay che quelli interconfessionali (che invece erano rimasti ancora possibili nella Repubblica Federale) e quindi a Bologna non era possibile celebrarli; in caso di malattia si poteva far ricorso sia all'ospedale Federale che a quello Longobardo (più moderno ed elegante) ma quest'ultimo era da preferire solo per i casi meno gravi per la scarsa attenzione che veniva prestata ai malati terminali (frequenti le pratiche libera-letto al limite dell'eutanasia). Per l'università, allo scopo di evitare forme di concorrenza al ribasso (due esami al prezzo di uno ecc.) si era stati costretti a stabilire un regime di mobilità assoluta degli studenti che vantavano il mutuo riconoscimento di tutti gli esami sostenuti sulla base di un sistema di crediti fissati da una commissione congiunta. Questo comportò da un lato che lo stesso esame valesse diversamente tra l'università federale e quella longobarda ma anche che si potessero sommare i crediti sostenendo due volte lo stesso esame nelle due facoltà (non proprio lo stesso, in genere cambiava la definizione della materia ed il testo di riferimento.. tipo Analisi Matematica e Analisi algebrica, Diritto civile e Diritto dei cittadini, ed altre " furbate" del genere). Mentre la ex Emilia Romagna viveva al suo interno questa grave divisione le altre regioni erano riuscite a conservare essenzialmente intatte le strutture amministrative definite con la riforma federale del 2020. Risultò fondamentale in queste regioni la tradizione storica che riconosceva ai "marchigiani" la funzione di esattori delle imposte. Furono infatti le Marche a definire per prima tra le regioni un sistema esattoriale che abolendo il sistema dell'auto-dichiarazione affidava ad un corpo scelto di esattori armati la funzione dell'accertamento e dell'incasso di tasse e imposte. Ci furono invero alcuni episodi disdicevoli, qualche fenomeno di vessazione nei confronti di ex mogli o di rivali in amore, ma la riforma portò il livello di evasione fiscale ad uno 0,1% riconducibile esclusivamente ad errori di trascrizione dei documenti contabili. A Roma l'Amministrazione Centrale visto il successo della riforma emanò delle linee guida di indirizzo (non avendo più potestà legislativa nella materia) che furono recepite dall'Umbria, dall'Abruzzo e dal Molise che ne ebbero i medesimi vantaggi. Anche il Lazio fece propria la normativa ma la sua applicazione trovò delle difficoltà aggiuntive per il fatto che la selezione dei corpi d'élite fiscale, vista la numerosità delle domande presentate, fu particolarmente farraginosa. Questo fu probabilmente dovuto al fatto che per evitare qualsiasi forma di corruzione era assicurato all'esattore una percentuale consistente dell'incasso e la concentrazione nella capitale di redditi medio alti avrebbe garantito all'esattore incassi dieci o venti volte superiori alla media che pure era molto elevata. Nel 2035 , l'anno dello smembramento, gli unici sistemi fiscali funzionanti ed identici erano quelli delle regioni della Repubblica Federale Italica che vantava il forte coordinamento delle storiche strutture amministrative insediate nella capitale. Al Nord la Longobardia aveva nel frattempo abolito le imposte dirette utilizzando un sistema basato solo sulle tariffe per i servizi e su imposte indirette applicate sulle transazioni finanziarie. In pratica i servizi pubblici venivano finanziati attraverso il pagamento diretto a tariffa del servizio con sconti per i meno abbienti. I fondi necessari per le politiche di minima solidarietà erano costituiti da un sistema di raccolta di offerte volontarie (molto molto povero di fondi) e da un prelievo sulle transazioni bancarie del 2% su ogni operazione (accompagnato dal divieto dell'utilizzo di contanti per importi superiori ai 10 €). Mentre per i piccoli importi il 2% poteva considerarsi irrisorio per i grandi importi costituiva un valore consistente e si iniziarono ad affermare dei sistemi di pagamento alternativi detti "contratti di scambio" non espressamente vietati dalla normativa e che si possono ricondurre - in forma più elaborata - al baratto delle merci di antichissima memoria. Al Sud e nelle isole dove le amministrazioni regionali non erano state in grado neanche di abbozzare una riforma fiscale, erano quindi rimaste in vigore le stesse norme del 2020 (che altro non erano che quelle dell'ultimo federalismo fiscale del 2012) assolutamente inadatte a gestire localmente il sistema del prelievo fiscale per l'impossibilità materiale di applicare qualsiasi sanzione agli evasori. Nel giro di pochi anni le esattorie comunali avevano accumulato in queste regioni una quantità di cartelle esattoriali (tra multe, tassa rifiuti ed imposte varie) inevase pari a circa 5 volte il numero degli abitanti con un conseguente tracollo del gettito e le conseguenze a cui ho già accennato. (segue)